7. La passione della nazione

Capitolo
80

Pp. 130-187

In breve

La passione della nazione

L’Ottocento per gli italiani è il secolo del Risorgimento, ma alla frontiera adriatica la storia non è affatto lineare e le nuove identità nazionali ci mettono molti decenni ad affermarsi, perché forti sono le tradizioni cosmopolite ed autonomiste.
Poi però i processi di nazionalizzazione parallela competitiva lacerano le società locali e generano radicali avversioni. Mentre sotto il profilo economico Trieste vive i suoi anni d’oro, in città come in Istria i più radicali fra i patrioti italiani danno vita al movimento irredentista.

Mappa ingrandibile

Paragrafo 7.1

7.1 L’età dell’oro

Dopo il ritorno dell’amministrazione austriaca il Litorale vive un periodo di difficoltà, ma con gli anni Trenta lo sviluppo di Trieste riparte tumultuoso. Grande sviluppo hanno le assicurazioni, (Generali, RAS) mentre nel 1836 nasce anche il Lloyd Austriaco, inizialmente agenzia di informazioni commerciali e poi potente compagnia di navigazione. Inoltre, l’espansione marittima favorisce la crescita della cantieristica e dell’industria. È l’“età dell’oro” di un grande emporio internazionale, una “città-isola”, cosmopolita e proiettata verso il mondo.

Approfondimenti

Trieste (Ottocento)

tratto da RegioneStoriaFVG
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Paragrafo 7.2

7.2 Succede un Quarantotto?

La rivoluzione del 1848 viene vissuta in maniera diversa nell’area alto-adriatica. In Dalmazia si afferma l’idea di una nazione autonoma italo-slava di lingua e cultura italiana. Fiume, che sostiene la rivoluzione ungherese, viene occupata dalle truppe croate. L’Istria sostiene la Repubblica di San Marco. In Friuli numerose sono le adesioni al Risorgimento. I triestini si proclamano invece nazione autonoma su base cosmopolita. La loro fedeltà all’Impero viene premiata con la concessione a Trieste dello status di “città immediata”.

Approfondimenti

Il Risorgimento in Friuli

di Luca G. Manenti - tratto da RegioneStoriaFVG
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Paragrafo 7.3

7.3 Nazione e costituzione

In Dalmazia, il Partito autonomista prevale sui narodnjaci che si battono per l’annessione alla Croazia. A Fiume, dopo il compromesso austro-ungherese la città torna ad essere corpo separato della corona di Santo Stefano. Mentre il linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli elabora la teoria delle “Tre Venezie” (Euganea, Tridentina e Giulia), il movimento nazionale sloveno e croato si rafforza nelle campagne istriane. Nelle città della penisola la classe dirigente italiana guarda invece al Regno dei Savoia.

Paragrafo 7.4

7.4 Una patria per le masse

Con l’allargamento del suffragio, in Dalmazia il Partito autonomo perde rapidamente terreno di fronte alla Narodna Stranka e si riduce a controllare la sola Zara. Per Fiume invece sono gli anni dell’“idillio fiumano-magiaro” e la città si sviluppa mantenendo il suo carattere italiano. In Istria la nazionalizzazione coinvolge progressivamente tutta la società, in termini antagonisti fra il movimento nazionale italiano e quelli sloveno e croato. Le dispute riguardano soprattutto la lingua ufficiale, la scuola, il sistema elettorale e la distribuzione del potere amministrativo.

Paragrafo 7.5

7.5 La città italianissima

La crescita del movimento nazionale sloveno, corroborata dallo sviluppo di una vivace borghesia imprenditoriale, e la politica delle autorità imperiali che mirano a fare di Trieste una “città delle nazioni”, spingono la dirigenza politica liberal-nazionale a percepire una minaccia identitaria condivisa da buona parte della popolazione. Nasce così la politica della “difesa dell’italianità”, volta a preservare il carattere italiano della città attraverso la scuola, l’urbanistica, la toponomastica e le battaglie simboliche, come quella per l’istituzione di un’università italiana.

Approfondimenti

Il partito liberal-nazionale di Trieste

di Luca G. Manenti - tratto da RegioneStoriaFVG
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I liberali sloveni

di Štefan Čok - tratto da RegioneStoriaFVG
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Paragrafo 7.6

7.6 Irredentismo e internazionalismo

A cavaliere del nuovo secolo il Litorale è attraversato da una crescente radicalizzazione dei conflitti nazionali tra patrioti italiani e slavi. In questo contesto si rafforza l’irredentismo italiano, che mira a separare dall’Austria i territori abitati da italiani per unirli al Regno dei Savoia. Nato nell’alveo del mazzinianesimo e del garibaldinismo, l’irredentismo abbandona ben presto gli ideali democratici e sostituisce il principio dell’autodeterminazione dei popoli con quello della forza e della grandezza dell’Italia. A questa prospettiva si oppongono socialisti internazionalisti come Angelo Vivante ed intellettuali democratici quali Scipio Slataper e i fratelli Stuparich.

Approfondimenti

Il caso Oberdan

di Luca G. Manenti - tratto da RegioneStoriaFVG
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Irredentismo

di Fabio Todero - tratto da RegioneStoriaFVG
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Massoneria e irredentismo

di Luca G. Manenti - tratto da RegioneStoriaFVG
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Capitolo 7

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