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La passione della nazione
L’Ottocento per gli italiani è il secolo del Risorgimento, ma alla frontiera adriatica la storia non è affatto lineare e le nuove identità nazionali ci mettono molti decenni ad affermarsi, perché forti sono le tradizioni cosmopolite ed autonomiste.
Poi però i processi di nazionalizzazione parallela competitiva lacerano le società locali e generano radicali avversioni. Mentre sotto il profilo economico Trieste vive i suoi anni d’oro, in città come in Istria i più radicali fra i patrioti italiani danno vita al movimento irredentista.
7.1 L’età dell’oro
Dopo il ritorno dell’amministrazione austriaca il Litorale vive un periodo di difficoltà, ma con gli anni Trenta lo sviluppo di Trieste riparte tumultuoso. Grande sviluppo hanno le assicurazioni, (Generali, RAS) mentre nel 1836 nasce anche il Lloyd Austriaco, inizialmente agenzia di informazioni commerciali e poi potente compagnia di navigazione. Inoltre, l’espansione marittima favorisce la crescita della cantieristica e dell’industria. È l’“età dell’oro” di un grande emporio internazionale, una “città-isola”, cosmopolita e proiettata verso il mondo.
Documenti
Descrizione della fedelissima imperiale e regia città di Trieste e Portofranco di Trieste
Approfondimenti
Lezioni
7.2 Succede un Quarantotto?
La rivoluzione del 1848 viene vissuta in maniera diversa nell’area alto-adriatica. In Dalmazia si afferma l’idea di una nazione autonoma italo-slava di lingua e cultura italiana. Fiume, che sostiene la rivoluzione ungherese, viene occupata dalle truppe croate. L’Istria sostiene la Repubblica di San Marco. In Friuli numerose sono le adesioni al Risorgimento. I triestini si proclamano invece nazione autonoma su base cosmopolita. La loro fedeltà all’Impero viene premiata con la concessione a Trieste dello status di “città immediata”.
Documenti
Zdravljca- Brindisi (di France Prešeren) ed Estratto dal programma per una Slovenia unita
Approfondimenti
Lezioni
7.3 Nazione e costituzione
In Dalmazia, il Partito autonomista prevale sui narodnjaci che si battono per l’annessione alla Croazia. A Fiume, dopo il compromesso austro-ungherese la città torna ad essere corpo separato della corona di Santo Stefano. Mentre il linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli elabora la teoria delle “Tre Venezie” (Euganea, Tridentina e Giulia), il movimento nazionale sloveno e croato si rafforza nelle campagne istriane. Nelle città della penisola la classe dirigente italiana guarda invece al Regno dei Savoia.
Documenti
Rijeci - A Fiume (di Ivan Dežman) e Le tre Venezie (di Graziadio Isaia Ascoli)
7.4 Una patria per le masse
Con l’allargamento del suffragio, in Dalmazia il Partito autonomo perde rapidamente terreno di fronte alla Narodna Stranka e si riduce a controllare la sola Zara. Per Fiume invece sono gli anni dell’“idillio fiumano-magiaro” e la città si sviluppa mantenendo il suo carattere italiano. In Istria la nazionalizzazione coinvolge progressivamente tutta la società, in termini antagonisti fra il movimento nazionale italiano e quelli sloveno e croato. Le dispute riguardano soprattutto la lingua ufficiale, la scuola, il sistema elettorale e la distribuzione del potere amministrativo.
Lezioni
7.5 La città italianissima
La crescita del movimento nazionale sloveno, corroborata dallo sviluppo di una vivace borghesia imprenditoriale, e la politica delle autorità imperiali che mirano a fare di Trieste una “città delle nazioni”, spingono la dirigenza politica liberal-nazionale a percepire una minaccia identitaria condivisa da buona parte della popolazione. Nasce così la politica della “difesa dell’italianità”, volta a preservare il carattere italiano della città attraverso la scuola, l’urbanistica, la toponomastica e le battaglie simboliche, come quella per l’istituzione di un’università italiana.
Documenti
L’italianità giuliana di Luigi Barzini e Il pericolo slavo secondo la Giovine Fiume
Approfondimenti
Il partito liberal-nazionale di Trieste
Lezioni
7.6 Irredentismo e internazionalismo
A cavaliere del nuovo secolo il Litorale è attraversato da una crescente radicalizzazione dei conflitti nazionali tra patrioti italiani e slavi. In questo contesto si rafforza l’irredentismo italiano, che mira a separare dall’Austria i territori abitati da italiani per unirli al Regno dei Savoia. Nato nell’alveo del mazzinianesimo e del garibaldinismo, l’irredentismo abbandona ben presto gli ideali democratici e sostituisce il principio dell’autodeterminazione dei popoli con quello della forza e della grandezza dell’Italia. A questa prospettiva si oppongono socialisti internazionalisti come Angelo Vivante ed intellettuali democratici quali Scipio Slataper e i fratelli Stuparich.




































