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Guerra totale
La Seconda guerra mondiale fa della regione un laboratorio d’ogni tipo di violenze. Durante le occupazioni in Jugoslavia le truppe italiane usano metodi repressivi assi duri.
Nella Zona di operazioni Litorale Adriatico i nazisti adottano pratiche di violenza di massa di tipo industriale.
Nell’autunno del 1943 in Istria e nella primavera/estate del 1945 in tutta la Venezia Giulia l’eliminazione dei “nemici del popolo” da parte dei comunisti jugoslavi porta alla morte di migliaia di italiani. A Trieste doppie sono sia le insurrezioni che le liberazioni.
9.1 Una guerra imperiale
Il 10 giugno 1940 l’Italia entra nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania. Nell’autunno Mussolini attacca la Grecia ma viene sconfitto e devono intervenire i tedeschi. Per sostenerlo, nell’aprile la Germania – come Italia, Bulgaria e Romania – invade la Jugoslavia, che viene sconfitta e smembrata. L’Italia ottiene la provincia di Lubiana, l’ampliamento di quella di Fiume e gran parte della Dalmazia. Nei territori annessi e occupati scoppiano però ben presto sanguinose guerre civili ed agisce un movimento partigiano. Nel vano tentativo di controllare il territorio le truppe italiane ricorrono a durissimi metodi repressivi.
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A ferro e fuoco. L'occupazione italiana della Jugoslavia 1941-1943
9.2 Capitolazione
L’8 settembre 1943 l’Italia si arrende senza condizioni agli Alleati. Nella Venezia Giulia il vuoto lasciato dal potere italiano viene temporaneamente colmato dal movimento partigiano che proclama l’annessione della regione alla Jugoslavia. In Istria ne seguono gravi violenze a danno degli italiani (foibe istriane). La successiva occupazione tedesca fa confluire Friuli e Venezia Giulia nella Zona di operazioni Litorale Adriatico, separata dalla RSI. La presenza nazista si distingue per la sua brutalità, simboleggiata dalla Risiera di San Sabba.
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9.3 Resistenze
Nel Friuli orientale e nella Venezia Giulia operano sia il movimento di liberazione italiano che quello jugoslavo (sloveno e croato) diversissimi per struttura e obiettivi. In Istria una resistenza italiana autonoma non riesce a svilupparsi. A Trieste e Gorizia inizialmente si arriva ad una serie di accordi fra i due movimenti, ma nell’autunno 1944 i partigiani jugoslavi esplicitano i loro intenti annessionisti e chiedono a quelli italiani di adeguarsi. I comunisti accettano ma gli altri no. Si apre così una frattura che culmina con la strage di Porzûs del febbraio 1945.
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Approfondimenti
Le relazioni fra la Resistenza italiana e la Resistenza jugoslava
Il Movimento popolare di liberazione in Istria e nel Quarnero
Zone libere partigiane della Carnia e del Friuli
L’occupazione cosacco-caucasica del Friuli
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Dizionario on line della Resistenza in Friuli Venezia Giulia
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9.4 Liberazioni
Nell’imminenza della fine della guerra scatta la “corsa per Trieste”. Arrivano per primi gli Jugoslavi ma gli alleati riescono ad essere presenti. Sul piano diplomatico si apre la “crisi di Trieste” che si conclude il 9 giugno 1945 con gli accordi di Belgrado, in base ai quali la Venezia Giulia viene provvisoriamente divisa in una Zona A sotto controllo militare alleato ed una Zona B sotto amministrazione jugoslava.
Nel frattempo a Trieste e Gorizia la repressione dei “nemici del popolo” causa alcune migliaia di vittime fra gli italiani (foibe giuliane).


























































































