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Una nuova civiltà
Il nuovo millennio vede una generale ripresa delle coltivazioni, dei commerci e dell’urbanesimo. Protagonista politico dei primi secoli è il Patriarcato di Aquileia, principato ecclesiastico esteso dal Friuli all’Istria. Le città costiera istriane vivono la stagione comunale, ma devono progressivamente accettare il dominio di Venezia ad eccezione di Trieste e Fiume, che vanno invece agli Asburgo. Fiorisce anche la contea di Gorizia, ma sia il Patriarcato che i conti di Gorizia finiscono schiacciati fra Venezia e gli Asburgo.
4.1 Prima e dopo il 1000
Le invasioni barbariche distruggono il tessuto urbano e quello viario in tutta l’area friulana. Le campagne s’impaludano o si coprono di foreste. Chi può fugge sui cordoni lagunari, come a Grado. Si passa così da un mondo fortemente integrato, come quello romano, a una realtà frammentata e regionalizzata. Le città resistono lungo le coste istriane, a lungo controllate da Bisanzio. Permangono le élite ed un’economia fondata sui prodotti mediterranei come l’olio e il vino, nonché sul commercio.
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La Chiesa di Aquileia e il Patriarcato. Origini e sviluppo signorile (secoli III-XII)
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4.2. Intrichi di poteri
Tra il X e il XIII secolo il Patriarcato di Aquileia si consolida ma si deve confrontare con un quadro politico turbolento. Venezia assume la guida della lotta contro la pirateria e in questo modo costruisce una crescente egemonia sulle città istriane, formalmente patriarcali. All’interno, nobili e castellani cercano di sottrarsi al controllo patriarcale, mentre i conti di Gorizia sfruttano la loro carica di “avvocati” del Patriarca per estendere il proprio potere a danno di quello patriarcale.
4.3 Città di terra
In Friuli a partire dall’XI secolo, grazie alla maggiore sicurezza, alla ripresa agricola e allo sviluppo dei commerci, si creano le condizioni per una nuova crescita urbana. Questa viene promossa dai signori territoriali e poiché in Friuli operano diversi poteri concorrenti sorgono spesso città rivali a breve distanza tra loro, come di Gemona e Venzone, Sacile e Pordenone, Portogruaro e Latisana. Udine, nata attorno a un castello, viene dai Patriarchi sempre più preferita a Cividale, mentre si sviluppano anche Tolmezzo e Gorizia.
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4.4 Città di mare
I centri rivieraschi istriani si distinguono per una forte continuità storica e culturale, ereditata dal mondo romano, bizantino e romanzo, e successivamente influenzata da Venezia. Queste città condividono inoltre l’esperienza comunale tipica dell’Italia centro-settentrionale. Le città più importanti sono le sedi vescovili di Trieste, Capodistria, Cittanova, Parenzo e Pola, mentre centri minori pescherecci sono Muggia, Isola, Pirano, Umago e Rovigno. Nessuna città riesce a imporsi come centro regionale dominante e tale ruolo viene assunto invece da Venezia.
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4.5 I comuni e le loro liti
La vita politica dei comuni è tumultuosa. Le lotte interne tra fazioni si intrecciano con rivalità tra città e con l’intervento di potenze esterne come il patriarca di Aquileia, i conti di Gorizia e soprattutto Venezia. Approfittando delle divisioni interne ai comuni, la Serenissima ottiene progressivamente la dedizione Parenzo, Umago, Cittanova, Montona, Capodistria, Pirano, Rovigno e Pola. Trieste invece nel 1382 preferisce la dedizione agli Asburgo, che offrono maggior autonomia. Fiume viene controllata prima dai conti di Duino e successivamente da altre dinastie per finire poi nei dominii degli Asburgo.
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4.6 Le campagne del Friuli e dell’Istria
Dopo l’anno Mille si assiste ad una costante ripresa agricola: boschi e incolti vengono trasformati in campi e nascono nuovi insediamenti. In Friuli il ruolo centrale nell’organizzazione del territorio è svolto dai villaggi e dalle comunità locali che amministrano le risorse collettive. Non si sviluppano grandi signorie territoriali e rari sono gli insediamenti rurali isolati. In Istria invece il clima più mite favorisce le colture mediterranee, ma il territorio accidentato limita le superfici coltivabili. Un problema costante è dato dalla scarsità d’acqua, che favorisce la diffusione di malattie ed epidemie.
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4.7 Patriarcato stato mancato
Il Patriarcato di Aquileia è un grande e ricco principato, ma fallisce la trasformazione in Stato moderno. Le difficoltà sono legate alla natura stessa del potere feudale, in cui l’autorità del signore dipende dalla fedeltà dei vassalli, spesso incerta. Inoltre, in quanto principato ecclesiastico, il Patriarcato non creare una dinastia ereditaria ed ogni nuovo patriarca deve ricostruire il proprio potere quasi da zero. Infine, il costante indebitamento mette il Patriarca nelle mani dei banchieri. Il Patriarcato di Aquileia rimane una costruzione politica fragile ed incompiuta.
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Il Patriarcato d’Aquileia nel Basso Medioevo (secoli XIII-XV)
4.8 Verso la grande semplificazione
Fino alla seconda metà del Trecento i patriarchi riescono a difendere i loro territori dalle ambizioni dei signori di Treviso e dei conti di Gorizia, ma si trovano alla fine schiacciati tra due forze molto più grandi: gli Asburgo e Venezia. Gli Asburgo cercano più volte di sottomettere il Patriarcato, ma vengono bloccati da Venezia. Quando quest’ultima decide di conquistare tutto l’entroterra veneto, la sorte del Patriarcato è segnata. Approfittando delle sanguinose rivalità interne al principato, nel 1420 le truppe veneziane conquistano il Friuli e pongono fine al dominio patriarcale.






















